Recensione “Rosa d’autunno” di Agatha Christie

Titolo: Rosa d’autunno

Autore: Agatha Christie (con lo pseudonimo di Mary Westmacott)

Editore: Mondadori

Genere: Romanzo

Sottogenere: Rosa


Tra il 1930 e il 1956, parallelamente alla pubblicazione di numerosi romanzi gialli, Agatha Christie scrive sei romanzi rosa utilizzando lo pseudonimo di Mary Westmacott; nella sua autobiografia l’autrice spiega che li ha scritti semplicemente per “divertimento” e per fare qualcosa di diverso da ciò a cui era abituata; oggi potremmo dire che li ha scritti con l’intento di uscire dalla sua “comfort zone”. Il quarto di questi romanzi, uscito nel 1948, si intitola La rosa e il tasso o, nella nuova edizione, Rosa d’autunno.

Poco dopo ci trasferimmo a St Loo, in Cornovaglia. […] “Com’è la vita da queste parti?” domandai a Teresa il mattino dopo il mio arrivo. Teresa era bene informata. Mi spiegò che c’erano tre mondi diversi. Il vecchio villaggio di pescatori, raggruppato attorno al porto, circondato da alte case con i tetti in ardesia, e i cartelli scritti in fiammingo e in francese, oltre che in inglese. Più in là, a costeggiare il litorale, sorgeva la moderna protuberanza turistico-residenziale: enormi hotel di lusso, caterve di piccoli cottage e pensioncine… tutti affollati e pieni di vita in estate, tranquilli in inverno. E, infine, c’era il castello di St Loo, in cui viveva un’anziana nobildonna, Lady St Loo, che costituiva il nucleo di un terzo stile di vita, con diramazioni e stradine tortuose che conducevano in casette nascoste con discrezione dietro chiese d’altri tempi. Di fatto, una contea, concluse Teresa.

La vicenda è ambientata durante la seconda guerra mondiale nella piccola città di St Loo, in Cornovaglia; Hugh Norreys si trasferisce dal fratello, pittore, per trascorrere un po’ di tempo fuori da Londra a seguito dell’incidente che lo ha reso invalido. Ha modo di incontrare vari personaggi del luogo e stringere legami con personalità di alto rango come le nobildonne del castello, Lady St Loo, sua sorella, sua cognata e la giovane nipote, Isabella Charteris, una donna bella, sofisticata ed enigmatica. Nella cittadina è periodo di elezioni, ed è in questo contesto che compare la figura del candidato conservatore John Gabriel, un uomo rude, bassino, esteticamente non degno di nota, ma comunque un eroe di guerra. La presenza di quest’uomo dalle intenzioni discutibili, sconvolgerà la vita di tutti e porterà a conseguenze inaspettate.

È la storia di John Merryweather Gabriel, insignito in guerra della medaglia al valore, opportunista, uomo di sensuali passioni e di grande fascino. Io e lui, seppur in modo diverso, amammo la stessa donna. Tutti esordiamo come protagonisti della nostra storia. Poi ci facciamo delle domande, cominciamo a dubitare, ci confondiamo. Per me è andata così. Prima era la mia storia. Poi pensai che fosse mia e di Jennifer insieme… come Romeo e Giulietta, Tristano e Isotta. E infine Isabella si stagliò nell’oscurità e nel disincanto in cui ero caduto, come la luna in una notte buia. Divenne il motivo centrale del ricamo, e io – io ero lo sfondo, e niente di più. Niente di più, ma anche niente di meno, poiché senza lo sfondo scialbo, il disegno non risalta. Adesso, ancora una volta, il motivo è mutato. Questa non è la mia storia, e nemmeno quella di Isabella. È la storia di John Gabriel. La storia finisce qui, dove la sto cominciando. Finisce con John Gabriel. Ma è anche qui che comincia.

Purtroppo questo libro non mi ha molto entusiasmata forse perché sono abituata alla scrittura avvincente e al ritmo serrato dei romanzi gialli, in cui la Christie è una Maestra. In ogni caso, a parte i primi capitoli in cui si presenta la storia che verrà raccontata attraverso i ricordi di Norreys, la narrazione è un po’ lenta fino a circa metà romanzo: il capitolo 12 è infatti ricco di rivelazioni e riflessioni che permettono di inquadrare la psicologia di tutti i personaggi principali; da questo momento, la lettura diventa più scorrevole e interessante, anche perché subentra la curiosità di sapere che cosa accadrà agli abitanti di St Loo. Il finale, però, è un tantino deludente.

Esiste un’amarezza come quella che deriva dal disincanto? Tutta la sintonia intellettuale, i nostri pensieri a completare quelli dell’altro, l’amicizia, l’affinità: illusione, nient’altro che illusione. L’illusione che genera l’attrazione tra un uomo e una donna. La lusinga della Natura, il suo ultimo inganno, il più astuto.

Sono molto interessanti, anche se a volte potrebbero risultare noiosi, i riferimenti al contesto delle elezioni, alle dinamiche politiche tra conservatori e laburisti; è presente il tema della violenza domestica, sono descritte le difficoltà e le sensazioni che Norreys prova, in quanto invalido, e sono elementi centrali, in tutto il romanzo, l’amore, il coraggio e il destino.
I personaggi principali sono intriganti – di grande spessore soprattutto John Gabriel – anche se non tutti sono ben costruiti come ad esempio Isabella; riempiono la narrazione e danno colore i personaggi minori. I momenti più interessanti sono senz’altro quelli in cui i due protagonisti maschili, Norreys e Gabriel, si incontrano, dialogano, si scambiano punti di vista e opinioni: è in queste occasioni che emergono le psicologie di entrambi, che permettono di appassionarsi meglio alla storia.

Riflettei a lungo su John Gabriel. Non riuscivo a capire se mi stava simpatico. Il suo lampante opportunismo mi disgustava, la sua schiettezza mi affascinava.

È un romanzo che può essere letto per avere un quadro più completo del lavoro di Agatha Christie anche se consiglio di approcciarsi alla sua scrittura attraverso i romanzi gialli; come ho già detto, non è stata una lettura entusiasmante, ma nemmeno da bocciare.

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