Recensione “Quattro tazze di tempesta” di Federica Brunini

Titolo: Quattro tazze di tempesta

Autore: Federica Brunini

Editore: Feltrinelli

Genere: Romanzo

Sottogenere: Rosa 


“Vorresti dire che rifaresti tutto così come è stato?”

“In fondo, sì,” disse Mavi.

“In fondo, no,” replicò Alberta.

“In fondo, non lo so,” ammise Chantal.

“In fondo, vorrei imparare a stare bene anche quando si sta male,” mormorò Viola, alzandosi in piedi per sparecchiare.

“E’ quello che fanno tutti, a quarant’anni,” chiosò Mavi. “La chiamano maturità.”

Quattro donne. Quattro amiche. Quattro caratteri diversi. “Nella bonaccia e nella tempesta!”, come ogni anno, per il compleanno di Viola, si ritrovano per qualche giorno a La Calmette – un paesino nel sud della Francia – per rilassarsi, ritrovarsi e chiacchierare sorseggiando tè. Ma quest’anno è un po’ diverso: Viola compie 40 anni e per tutte è l’occasione di fare un bilancio della loro vita, tra rimpianti, traguardi raggiunti, sofferenze e segreti.

In fondo, la vita non è che un’infusione incontrollabile: ci si butta nell’acqua, sperando che non sia né gelata né bollente. E l’amicizia, rifletté Chantal, è la tazza tiepida che ristora quando infuria la tempesta tra i flutti del cuore.

Quattro donne. Viola, reduce da un grave lutto, è la proprietaria del Thé et Toi, un tè-atelier nel quale ogni giorno somministra “centilitri di speranza variamente aromatizzata e sorsi di sostegno”; anche se imprigionata nei ricordi, è abituata alla solitudine. Mavi, avvocato, moglie di Giorgio e madre dell’Erede, è l’unica mamma del gruppo e la sua vita stressata e frenetica è un continuo alternarsi tra lavoro casa e famiglia. Chantal, insegnante di yoga, insicura del fidanzato (più giovane di lei), si sente poco realizzata, fallita nel lavoro e desiderosa di trovare finalmente un posto nel mondo. E infine Alberta, un architetto in carriera, molto presa dal lavoro ma sempre più coinvolta dal suo nuovo e misterioso amore.

Alla vista della torta a forma di teiera, Viola tremò grata ed emozionata. Non avrebbe voluto tagliarla tanto era bella, ma i suoi invitati erano smaniosi di assaggiarla, così si armò di lama e si preparò a incidere la glassa candida. Più di tutto, si preparò a esprimere quattro desideri, uno per ogni candelina. Improvvisamente, quattro le sembrò un numero esagerato: non aveva così tanti sogni da realizzare. Si guardò intorno, tra i volti di quanti erano intervenuti quella sera a celebrare con lei i suoi quarant’anni, come se potessero suggerirle quali aspirazioni invocare a ogni soffio di fiamma. Soltanto quando intravide Mavi, capì che avrebbe dedicato una candela a ognuna delle sue amiche, perché almeno loro potessero ottenere ciò che smaniavano in cuore. Avrebbe chiesto alla fata della torta di donare pace e serenità famigliare (a Mavi), amore, passione e una marito (a Chantal), compassione, allegria e la dedizione di Toni (ad Alberta). Per sé serbò un’unica richiesta: galleggiare e nuotare fino a riva, ovunque essa fosse. Soffiò determinata, tra gli auguri e gli applausi degli invitati, e affondò l’acciaio del coltello nella crosta, fino ad annegarlo nella pasta morbida e profumata.

Le quattro amiche hanno modo di confrontarsi, raccontarsi, scoprirsi e scontrarsi. Sì, perché se all’inizio non ci sono nuvole in cielo, a causa di una rivelazione improvvisa, gli equilibri si rompono e scoppia la tempesta.

In fondo, la vita non è che un’infusione incontrollabile: ci si butta nell’acqua, sperando che non sia né gelata né bollente. E l’amicizia, rifletté Chantal, è la tazza tiepida che ristora quando infuria la tempesta tra i flutti del cuore.

Grazie alla scrittura scorrevole, all’alternarsi di capitoli brevi e al ricco numero di dialoghi, la lettura procede velocemente (il romanzo si legge in qualche giorno); i personaggi sono psicologicamente ben definiti. Nella parte finale si sente la mancanza di un qualcosa, alcune situazioni non sono molto approfondite, ma al contrario, lasciate in sospeso: però, potremmo giustificare la cosa pensando che la vita è un flusso continuo con tante possibili diramazioni, e per quanto sia possibile immaginare e cercare di definire il futuro, nel domani, non vi è certezza.

Che cosa fa di un rifugio una prigione?, chiese a se stessa. La libertà di uscire e il controllo delle chiavi. Ma si è davvero liberi da se stessi? Si è mai davvero fuori dalle sbarre dei propri convincimenti, dei propri sensi di colpa, della propria storia?

Una menzione speciale va all’altro protagonista indiscusso del romanzo: il . Grazie ai colori e agli aromi sparsi qua e là ci si lascia trasportare piacevolmente in Francia e vien voglia di provare una delle miscele speciali preparate da Viola. Molto simpatica l’idea del breviario del tè, posto alla fine: prenderò spunto per questo autunno!

Vendeva tè per ogni moto sentimentale: rabbia, delusione, amarezza, scontento ma anche gioia, allegria, euforia, estasi. Ogni tazza era un concentrato di umanità, un’infusione di cuore. Quando i suoi clienti le domandavano cosa avrebbero potuto bere, lei di rimando chiedeva di cosa avevano bisogno. Di un tè abbraccio o di un tè bacio? Di un tè coraggio o di un tè conforto? Poi c’erano i tè leva-paura, contro l’amarezza, contro la malinconia, la solitudine, la stanchezza, l’apatia… E i tè porta-felicità, euforia, leggerezza. C’era una miscela per ogni stato d’animo. E lei le conosceva tutte. Le combinava, le mischiava, le assaggiava e le distribuiva, opportunamente dosate nelle tazze. Nel suo tè-atelier somministrava centilitri di speranza variamente aromatizzata e sorsi di sostegno.

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