Recensione “Poirot a Styles Court” di Agatha Christie

Titolo: Poirot a Styles Court

Autore: Agatha Christie

Editore: Mondadori

Genere: Romanzo

Sottogenere: Giallo


Poirot era un ometto dall’aspetto straordinario. Era alto meno di un metro e sessantacinque, ma aveva un portamento molto eretto e dignitoso. La testa era a forma di uovo, costantemente inclinata da un lato. Le labbra erano ornate da un paio di baffi rigidi, da militare. Il suo abbigliamento era inappuntabile. Penso che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita. Eppure questo elegantone, che ora zoppicava leggermente, era stato ai suoi tempi uno dei funzionari più in gamba della polizia belga. Aveva all’attivo numerosi trionfi, essendo riuscito a risolvere i casi più complicati.

Primo romanzo giallo della Christie, nato per via di una scommessa con la sorella, Poirot a Styles Court fu scritto durante la prima guerra mondiale – periodo durante il quale l’autrice lavorò come infermiera e dispensatrice – e pubblicato, dopo non pochi rifiuti, nel 1920. In quest’opera fa la sua prima apparizione l’investigatore belga Hercule Poirot, un uomo dall’aspetto buffo, dai modi eleganti, molto preciso e ordinato; grazie al casuale incontro con un suo vecchio amico, il capitano Arthur Hastings – un uomo tutto d’un pezzo seppur non sempre acuto – viene invitato a Styles Court per risolvere un omicidio.

Il paese si trovava a circa quattro chilometri dalla stazione, e Styles Court a due chilometri, ma dalla parte opposta. Era una bella giornata dei primi di luglio. Guardando la piatta campagna dell’Essex, tanto verde e tranquilla sotto il sole pomeridiano, sembrava quasi impossibile che non molto lontano, infuriasse la guerra. Mi pareva di essere finito in un altro mondo.

Styles Court è la casa di campagna nella quale il capitano Hastings, ferito durante la guerra, viene ospitato dal vecchio amico John Cavendish, fratello di Lawrence; la loro matrigna Emily Inglethorp, la proprietaria della tenuta si è risposata con un uomo di vent’anni più giovane, Alfred Inglethorp, a detta dei parenti e degli amici di Emily, interessato solo ai soldi. La tranquilla vacanza estiva viene interrotta da una tragedia: la signora Inglethorp muore, avvelenata con la stricnina! Ovviamente i sospetti ricadono sul marito: tutti – Mary Cavendish, moglie di John, Cynthia Murdoch, protetta dell’anziana, Evelyn Howard, cara amica e governante, persino la cameriera Dorcas – sono convinti di questo e il movente pare avere a che fare con l’eredità della vittima e il testamento. È veramente tutto così semplice? Per Poirot e per le sue famose ‘celluline grigie’ la soluzione al mistero non è così ovvia come può sembrare.

“Può capitare a chiunque di avere per amico un assassino” osservò filosoficamente Poirot. “Non si possono mescolare la ragione e il cuore.”

Un romanzo giallo tradizionale, con elementi classici ma immortali: la tipica ambientazione inglese, la grande casa di campagna, la presentazione di tutti i personaggi già nelle prime pagine, le indagini che proseguono tra Poirot, con le sue brillanti intuizioni che spesso tiene per sé, Hastings che appare sempre sicuro delle sue ipotesi ma che raramente hanno poi fondamento e l’ispettore Japp di Scotland Yard – qui fa la sua prima apparizione ma che ritroveremo in altri romanzi – che cerca di risolvere il caso più velocemente possibile talvolta peccando di accuratezza; e infine il colpo di scena nella rivelazione del colpevole! L’utilizzo del veleno, come arma del delitto, è qui accuratamente descritto e sarà presente in molti altri romanzi: sicuramente la Christie avrà tratto ispirazione dal suo lavoro, in ambito infermieristico e farmaceutico, durante le due guerre.

“Avete visto? È inutile cercare tante prove: spesso basta ragionare. Ma la carne è debole, e fa piacere avere conferma di essere sulla pista giusta.”

La narrazione avviene attraverso il racconto del capitano Hastings e in alcuni punti, per aiutare l’immaginazione del lettore, sono presenti dei disegni esplicativi, ad esempio della casa e della stanza da letto della vittima; personalmente ho apprezzato molto questo elemento perché mi ha permesso di sentirmi ancora più immersa nelle indagini. Si possono cogliere in molti punti suggerimenti dati da Poirot in merito al modo corretto di condurre le indagini, ad esempio:

“Date troppa corda alla fantasia. La fantasia è un ottima serva, ma una pessima padrona. La spiegazione più semplice quasi sempre si rivela esatta.”

“Che cosa vi ho sempre ripetuto? Che bisogna prendere in considerazione ogni singolo particolare. Se un’ipotesi non regge a un dato particolare, significa che è sbagliata, perché il particolare è un dato di fatto.”

“Eppure su un punto voi avete ragione. È bene sospettare di tutti, finché non si riesce a dimostrare che sono innocenti.”

La trama è avvincente, per niente noiosa, con difficoltà si mette in pausa la lettura (io ho finito il romanzo in un paio di giorni); l’intreccio è ben sviluppato e la scrittura è davvero di qualità. Un titolo che non può assolutamente mancare tra le letture di un amante dei gialli! Consiglio anche la visione dell’omonimo episodio facente parte della serie tv Agatha Christie’s Poirot : magistrale e memorabile è l’interpretazione di David Suchet nel ruolo di Hercule Poirot!

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