Recensione “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono

Titolo: L’uomo che piantava gli alberi

Autore: Jean Giono

Editore: Salani

Genere: Racconto

Sottogenere: Fiaba


Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la forza di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio di errore, di fronte a una personalità indimenticabile.

Pubblicato per la prima volta nel 1953 e in Italia nel 1958, il racconto ha inizio nel 1913, quando il narratore, durante un’escursione a piedi in Provenza, si ferma nei pressi di un villaggio apparentemente disabitato; qui incontra un pastore assieme al suo gregge di pecore, il quale, dopo avergli offerto dell’acqua, lo ospita in casa sua per la notte.

Il giorno dopo, il giovane narratore decide di accompagnare il pastore nelle sue attività e ha modo di scoprire la sua storia: Elzéard Bouffier, pastore ormai cinquantenne e vedovo, per preservare e migliorare la valle, ha un progetto: piantare 100 ghiande al giorno per rimboscare l’area. I due si salutano e il narratore-escursionista per molti anni non fa ritorno alla valle poiché, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, è impegnato a combattere al fronte.

1920. Dopo il congedo, torna in Provenza e si ritrova davanti un paesaggio completamente trasformato: alberi folti e alti, non solo querce, ma anche betulle e faggi; i ruscelli, una volta secchi, hanno ripreso vita; insomma, una vasta foresta, lunga ben 11 km. Ritrova anche Elzéard Bouffier, in ottima forma, che nel frattempo è rimasto con quattro pecore e circa cento, nuovi alveari; continua imperturbabile a piantare alberi.

Ma la trasformazione avveniva così lentamente che entrava nell’abitudine senza provocare stupore. I cacciatori che salivano in quelle solitudini seguendo le lepri o i cinghiali s’erano accorti del rigoglio di alberelli, ma l’avevano messo in conto alle malizie naturali della terra. Perciò nessuno disturbava l’opera di quell’uomo. Se l’avessero sospettato, l’avrebbero ostacolato. Era insospettabile. Chi avrebbe potuto immaginare, nei villaggi e nelle amministrazioni, una tale ostinazione nella più magnifica generosità?

Da quell’anno, ogni anno, il ragazzo fa visita ad Elzéard, per godere dell’aria pulita di quei luoghi e ammirare il paesaggio che, grazie al lavoro dell’amico, cambia sempre più.

Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole.

Nel 1935 la nuova foresta viene visitata da una delegazione governativa e viene messa sotto la protezione dello Stato. Dopo la seconda guerra mondiale, in seguito alla trasformazione del paesaggio, anche il villaggio abbandonato viene nuovamente popolato e sorgono nuove fattorie e coltivazioni nei dintorni. Il racconto si conclude con la notazione della morte serena di Elzéard Bouffier, in una casa di riposo, nel 1947.

La loro condizione era senza speranza. Non avevano altro da fare che attendere la morte: situazione che non dispone alla virtù. Ora tutto era cambiato. L’aria stessa. Invece delle bufere secche e brutali che mi avevano accolto un tempo, soffiava una brezza docile carica di odori. Un rumore simile a quello dell’acqua veniva dalla cima delle montagne: era il vento nella foresta. Infine, cosa più sorprendente, udii il vero rumore dell’acqua scrosciante in una vasca. Vidi che avevano costruito una fontana; l’acqua vi era abbondante e, ciò che soprattutto mi commosse, vidi che vicino a essa avevano piantato un tiglio di forse quattro anni, già rigoglioso, simbolo incontestabile di una risurrezione. La speranza era dunque tornata.

E’ questa una  fiaba moderna, per adulti e bambini,  da leggere per capire l’importanza dell’iniziativa dell’uomo, del singolo, dell’individuo , che nonostante le iniziali difficoltà, permette di raggiungere grandi risultati! Sempre con pazienza, tenacia  e laboriosità! Inoltre, è importante, ora più che mai, comprendere bene e con consapevolezza il nostro ruolo sul pianeta: anche nel nostro piccolo, piantando un seme, contribuiamo ad arricchire il patrimonio naturalistico che sempre più stiamo perdendo.

Giono consegna un messaggio di speranza: la vita attraverso l’uomo e gli elementi naturali (in questo caso gli alberi) cerca sempre di avanzare e rigenerarsi (come la goccia che con pazienza scava la roccia); ed è la missione di tutti noi, rimediare ai danni che altri uomini, ora e nel  passato, hanno compiuto sull’ambiente.

Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall’anima di quell’uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione.

Menzione particolare a Simona Mulazzani per le illustrazioni.

E’ assolutamente un racconto da leggere, e sul quale riflettere!

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