Recensione “Il tatuatore” di Alison Belsham

Titolo: Il tatuatore

Autore: Alison Belsham

Editore: Newton Compton

Genere: Romanzo – Thriller

Sottogenere: (serial killer)


Brighton. Francis Sullivan, detective brillante e ambizioso, nonostante la giovane età è appena stato promosso ispettore. E’ un uomo molto cattolico e spesso trova conforto nella preghiera.

Marni Mullins è una bella donna di trentasei anni, mamma e divorziata (il rapporto con il suo ex marito è presente ma non facile); dal carattere forte, è una donna determinata, che ama il proprio lavoro e lo esegue sempre con concentrazione e precisione: è una tatuatrice e rappresenta il suo negozio ad una famosa convention di tatuaggi, proprio a Brighton. Durante una pausa si allontana per un caffè, ma giunta vicino ad un cassonetto si trova davanti una scena raccapricciante: tra i rifiuti, un corpo scuoiato.

E’ giunto il momento. Con una mano tengo la pelle ben distesa e con l’altra faccio la prima incisione. Dalla spalla, la lama scorre agilmente lungo gli angoli frastagliati della scapola, seguendo l’andamento del disegno. Un rivolo rosso appare sulla scia tracciata dal coltello. Mi scivola tra le dita, è caldo. Trattengo il fiato mentre la lama si fa strada nella pelle, godendomi il brivido che mi corre lungo la schiena, il sangue che mi ribolle rovente nel ventre. Sarà morto prima ancora che abbia finito.  Non è il primo. E non sarà l’ultimo.

Sullivan è chiamato ad indagare assieme al collega Rory Mackay, che facilmente mostra antipatia nei suoi confronti: per motivi di anzianità avrebbe dovuto ricevere lui la promozione. Questo è un ulteriore motivo per cui Sullivan non può fallire, deve trovare subito il colpevole.

Dalle prime indagini svolte sul cadavere, emerge il modus operandi dell’assassino: mentre la vittime è ancora in vita, le vengono rimosse di porzioni di pelle tatuata.

Per questo motivo Sullivan chiede aiuto a Marni che, nonostante non abbia un buon rapporto con la polizia, conosce bene l’ambiente e può metterlo in contatto con altri tatuatori. Gli omicidi continuano, e portano tutti la stessa firma; Francis Sullivan è ostacolato nelle indagini e può contare solo sulle sue idee e sull’aiuto di Marni. Basterà questo per fermare il “Ladro di tatuaggi”?

Per tutto il resto della strada, un unico pensiero continuò a tormentarla. Cos’era che univa le vittime, a parte i tatuaggi che avevano in comune? Cosa faceva di loro un bersaglio? Ma non aveva intenzione di lasciarsi invischiare in quella faccenda, perciò decise che non aveva senso preoccuparsi. Eppure il dubbio non smetteva di morderla. Quella storia la riguardava in qualche modo, oppure il fatto che fosse stata lei a scoprire il corpo era solo una coincidenza?

Un romanzo dalla trama articolata e coinvolgente grazie soprattutto alla narrazione angolazioni: la tatuatrice Marni Mullins, il nuovo ispettore Francis Sullivan, il collega Rory Mackay e il serial killer. Questo continuo cambio di punto di vista ci fa conoscere meglio le emozioni e le sensazioni dei singoli personaggi, il loro passato ma anche il loro presente e cosa pensano degli altri personaggi; riusciamo ad avere così, una visione completa di ciò che accade e ci sentiamo inevitabilmente coinvolti, parte integrante e partecipe delle indagini.

I capitoli in cui l’assassino parla, o meglio, pensa, sono i più inquietanti e raccapriccianti, a causa e per merito di dettagli, delle descrizioni precise e metodiche della scuoiatura e delle sue sensazioni nel mentre. Perfettamente in grado di mettere a dura prova lo stomaco di una lettrice appassionata di thriller!

Figure di contorno ben descritte e inserite nella trama, lodevole l’evoluzione che avviene nei personaggi principali, soprattutto in quello femminile e soprattutto avvicinandoci al finale; finale che è dinamico e del tutto inaspettato. Senza rivelare nulla, due sono le rivelazioni sorprendenti; la prima la si può intuire solo un paio di pagine prima (tempistica giusta), l’altra probabilmente grazie a qualche sottile indizio sparso in giro… ma è facile “l’abbaglio” e piacevole la sorpresa finale. Per quanto mi riguarda, se un thriller mi sorprende in modo “pulito”, senza forzature strane, è assolutamente promosso!

“Però qual è il motivo? Perché farsi tatuare?” “I tatuaggi possono rappresentare un dolore, ma in genere da un ottica positiva…il superamento, la speranza, la resilienza”. Chiuse gli occhi per un secondo e, quando li riaprì, il suo sguardo era carico di una nuova intensità. “Ho perso un figlio. E il disegno che ho sulla schiena è un omaggio commemorativo, per lui. E’ il mio modo di tenerlo sempre con me”. […] “Molto più spesso, però, la gente si fa tatuare per motivi estetici”, continuò la donna, “o magari perché gli amici hanno già un tatuaggio, oppure come segno d’amore e rispetto. Non siamo tutti uguali. E neanche le motivazioni che ci spingono”.

Una piccola, ma importante osservazione sul contesto: nonostante la connotazione un po’ macabra legata ai tatuaggi, questo mondo, così come le persone che ne fanno parte, sono sempre presenti; senza prendere posizioni, ci sono personaggi più o meno convinti e d’accordo con questa forma di espressione. Sicuramente il tatuaggio è considerato un’opera d’arte impressa su un corpo, e il senso dell’arte, della bellezza e dell’estetica è messo sotto una luce non convenzionale ma molto affascinante.

Sicuramente consigliato agli amanti del genere…ma non proprio ai “deboli di stomaco”.

Lisciare la pelle. Ammorbidirla. Accarezzarla. Trasformarla in qualcosa di molto più bello rispetto a quel che era in vita. La stacco da una vera creatura vivente e la rendo un’opera d’arte. E l’arte è più importante della vita.

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