Recensione “Il giardino di Amelia” di Marcela Serrano

Titolo: Il giardino di Amelia

Autore: Marcela Serrano

Editore: Feltrinelli

Genere: Romanzo

Sottogenere: Storicodi Formazione


Cile: 2005. 1985.

Inghilterra: fine del XX secolo.

Cile: 2005. 2015.

Settembre 1985, Santiago del Cile, sotto la dittatura del generale Pinochet. Miguel Flores, ragazzo di vent’anni, impegnato nella lotta armata, sospettato di svolgere attività rivoluzionarie, viene mandato al confino, nei pressi della tenuta La Novena, di proprietà della ricca latifondista, Amelia.

Decide di ispezionare i dintorni, osservare tutto perbene e conoscere i luoghi in cui si muove. Raggiunge la strada principale. Solo campagna. Guarda in basso, case sparse qua e là. Per i pensionati sarà una benedizione questo posto così in alto, pensa, a un’ora da Santiago. Chi si aspetterebbe di trovare un territorio così poco inquinato dalla civiltà? I sobborghi della capitale continuano a crescere, e lungo la strada non si distingue più un paese dall’altro, alla fine formano una lunga linea ininterrotta di costruzioni, condomini, case, edifici. E all’improvviso, questa valle intatta. La prima parte della valle: Santa Amelia. Un paesaggio del secolo scorso.

Dopo un difficile inizio, vissuto in isolamento e in condizioni di degrado (in una baracca fatiscente in compagnia di una lucertola), i due hanno modo di incontrarsi e da subito lei lo prende sotto la sua custodia, ospitandolo nella propria tenuta e prestandogli libri da leggere; Miguel è inizialmente diffidente, soprattutto per il fatto che la donna rappresenta ciò che lui ha sempre odiato: è ricca, possidente, colta e cattolica.

Meglio se lascio perdere ’sto libro, devo pensare a cose più importanti, il partito, le azioni da portare a termine dopo il confino, le cose che devo fare finché me ne sto qui, su questo devo concentrarmi, e non su una fottutissima regione della Gran Bretagna dove i ragazzini, conciati da far pietà, svengono per la fame, dove i lavoratori si danno all’oppio per non sentire i morsi allo stomaco vuoto, dove un padre ammazza il figlio perché non continui a vivere nella miseria, se voglio farmi del male mi basta pensare alla nostra dittatura. Quella vecchia pazza non mi ha mai chiesto perché mi abbiano mandato al confino. Le interessa la mia famiglia, dove sono cresciuto, com’è San Bernardo, quali libri ho letto. Ma perché cavolo sia finito qui sembra non importarle. O magari sente che è una domanda da non fare.

Tuttavia, con il tempo, tra i due nasce un’amicizia, un legame profondo, arricchito giorno dopo giorno dalla lettura e dai racconti di Amelia; la donna infatti parla a Miguel della storia dei suoi antenati, delle donne che in passato si sono prese cura della tenuta, della grande amicizia con la cugina Sybil, del marito defunto e del rapporto con la figlia, Mel; il racconto di questi ricordi è accompagnato da riflessioni e considerazioni sulla vita e sull’amore. Il legame tra i due si intensifica al punto che lui va a vivere da lei, ma questo clima di serenità viene interrotto dall’arrivo, una notte, dei militari, che hanno scoperto delle armi sepolte nella tenuta. Miguel riesce a fuggire ma Amelia invece viene catturata.

Non solo mi sta simpatica, mi sto affezionando a lei. Non era mica nei programmi, cazzo. E’ una donna contraddittoria: sembra in guerra con la ragione, vorrebbe somigliare di più agli animali che alle persone, eppure la usa eccome, la sua ragione.

Manchester: fine del XX secolo. Molti anni dopo Miguel, malgrado si sia rifatto una vita in Europa, diventando un pubblicitario ricco e di successo, rimane ossessionato dai ricordi e attraverso Sybil viene a sapere cosa è successo ad Amelia dopo la sua fuga. Preso dallo sconforto, capisce che l’unica chiave per superare i suoi sensi di colpa è tornare in Cile, affrontare il proprio passato e cercare di ottenere il perdono.

Voglio andare verso il perdono, Sybil, quel luogo illuminato che non conosco né mi merito. Nulla è più importante, il mondo intero, la mia vita passano in secondo piano. Ma il perdono uno se lo deve guadagnare, e la via per arrivarci è gelida e infuocata insieme. Ogni mio passo dovrà andare solo in quella direzione. Se ci metterò tanto ad arrivarci, pazienza. Ma un giorno lo raggiungerò, quel luogo utopistico. Quel luogo lì e nessun altro. L’oblio non deve distogliermi dalla retta via, non posso permetterlo. Non lo so quale sia il luogo del perdono, dove si trovi, come arrivarci. Ma è quel luogo, Sybil, e nessun altro. Quel luogo. Quello lì.

La storia si sviluppa apparentemente intorno al personaggio di Miguel, ma in realtà sono le figure che emergono attorno a lui, le vere protagoniste: tre donne, portatrici di principi e valori che all’inizio sembrano coincidere con quelli conservatori delle classi più benestanti, ma che in realtà sono alla base di un voler affermare la propria identità di donna emancipata. Tutti i personaggi sono ben delineati e caratterizzati, e si può notare la loro crescita durante tutto il romanzo.

“Un giorno guardavo un pavone: a un tratto, davanti ai miei occhi, sventagliò di colpo tutte le piume facendo la ruota, era superbo, magnifico, mostrava ciascun colore, ciascun disegno del piumaggio con un solo gesto grandioso, impossibile osservare ogni sua singola parte, ecco, pensai, ecco che cosa significa essere un uomo, l’essenza intera in un colpo solo. Noi donne, invece, siamo la somma delle nostre parti.”

Romanzo che sembra diviso in due parti: la prima è ambientata in Cile ed è incentrata sul rapporto che si instaura tra Miguel e Amelia, tratta tematiche politiche (appena sfiorate), sociali e legate alla sfera emotiva dei personaggi; sicuramente è la parte più impegnativa, visti i pochi dialoghi serrati e i periodi più lunghi ed elaborati (ma di una chiarezza espositiva, disarmante); la seconda è ambientata in Inghilterra con una “fase di ritorno” in Cile, e la narrazione si fa più “viva”, la lettura diventa più scorrevole grazie ai numerosi dialoghi e alla presenza di personaggi più vivaci.

“Sapessi quante vite vivo! Se non leggessi, dovrei farmi bastare la mia vita e per quanto divertente possa essere, è sempre soltanto una. Troppo poco per me.”

Particolare, dal punto di vista narrativo, è l’unione di più punti di vista: si passa dal racconto in prima persona di Miguel, alla terza persona, al punto di vista della figlia di Amelia, Mel; questo sicuramente, permette al lettore, ascoltando diversi racconti e percependo diversi pensieri e sensazioni, di capire la storia e farsene un’idea imparziale.

…sì, sottolineava i libri, come se all’interno della sua biblioteca ce ne fosse un’altra più piccola, più personale, dove le sottolineature e le annotazioni erano il segno di una lettura diversa, davvero sua, intima.

Lo consiglio assolutamente! Profondo e non banale. Mi è entrato nel cuore!

Please follow and like us:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi