Recensione “Il giallo di palazzo Corsetti” di Alessandra Carnevali

Titolo: Il giallo di palazzo Corsetti

Autore: Alessandra Carnevali

Editore: Newton Compton

Genere: Romanzo

Sottogenere: Giallo


Nella sigla di apertura del programma apparivano a turno tutti e sei, ammiccando dallo schermo nelle loro pose migliori. Una captatio benevolentiae patinata, in cui, nell’ordine, Marco Muner, novello Romeo del duemila, imbracciava una chitarra e fingeva di cantare una serenata sotto il balcone veronese di Giulietta, aggiunto in bluescreen, Muskrat agitava la cresta e le braccia tatuate, nonché diverse catene con lucchetti appese al collo, mentre un paio di writers realizzavano alle sue spalle un graffito urbano con la scritta del suo nome. Ettore corato lanciava rose a un pubblico femminile in estasi “da una terrazza sopra il golfo di Surriento”, come nella nota canzone di Lucio Dalla. Il neomelodico Tano Frezza, completo bianco e camicia aperta sul petto, passava in carrozza per le vie di Napoli, inseguito da fan urlanti, salutando come la regina Elisabetta. Pirando Lolli, seduto al pianoforte nel salotto diella sua casa romana, scriveva note a casaccio su uno spartito bianco, mentre alle sue spalle la regia inquadrava i suoi dischi d’oro appesi alla parete. Chiudeva in bellezza Brenda, seminuda e provocante in un baby doll di pizzo bianco. Lanciava sguardi e baci da sotto una pioggia di petali di rosa in stile American Beauty.

Questi sono i 6 concorrenti che partecipano allo show musicale Sing Sing, prodotto dalla rete Canale 16, le cui riprese si svolgono nella cittadina umbra di Rivorosso. La sede scelta è il castello della contessa Corsetti Billi ed essendo lo show anche un reality, i concorrenti vivono nel castello senza poter uscire, e oltre a cantare, per farsi conoscere meglio dal pubblico, hanno la possibilità di raccontare la loro storia.Tutto procede senza problemi fino alla sera della finale: viene proclamato il vincitore, ma nel bel mezzo dei festeggiamenti… Un incidente! Una tragedia! In diretta nazionale!

Le vie del paese erano piene di gente riunita in capannelli più o meno numerosi. Erano usciti tutti fuori, come dopo una forte scossa di terremoto, come se il ritrovarsi insieme rappresentasse l’unico conforto possibile o come se tutti avessero sentito il bisogno di mettere quanta più distanza tra sé e il diabolico elettrodomestico che aveva riempito le loro case di tanto inaspettato orrore. Tutti parlavano in modo concitato, qualcuno in effetti piangeva, altri sembravano far fatica a respirare per lo schock subito, mani samaritane offrivano ai più scossi gradini o sedie portate giù da casa su cui sedersi e bicchieri d’acqua per placare l’angoscia. I pochi che non avevano visto la trasmissione si facevano raccontare l’accaduto dai più informati.

Per indagare, viene chiamato il commissario Adalgisa Calligaris, donna intelligente e sveglia (intuisce subito che questo potrebbe non essere un semplice incidente), dal carattere pragmatico e tenace, dalle forme generose che però non valorizza al meglio. Iniziano le indagini, durante le quali sarà molto importante il contributo di Tamara Picchio, in arte Paris Picchio, la stravagante figlia di una famiglia di  albergatori, che si improvviserà blogger per scoprire l’assassino e che allo stesso tempo fornirà molte informazioni alla polizia. Al primo omicidio ne seguiranno altri, legati tra loro da un filo sottile; chi mai vorrà la morte dei concorrenti di un talent show?

Del red carpet ora restava solo una striscia di moquette sporca e stropicciata immersa nel buio della notte settembrina e lì fuori ormai faceva quasi freddo, mentre nuvole pesanti di pioggia si addensavano intorno alle torri del castello Corsetti Billi.

Il giallo di Palazzo Corsetti è la terza indagine di Adalgisa Calligaris e dei suoi collaboratori. Già dalle prime pagine si ha la percezione di far parte del paesino di Rivorosso: i personaggi sono davvero tanti e li si potrebbero incontrare realmente passeggiando in una mattina di fine estate; sono tutti, chi più chi meno, descritti fisicamente e in qualche loro peculiarità.  Le immagini che si ricreano nella mia mente di lettrice sono così vivide che potrei facilmente ritrovarle in un paesino a me emotivamente legato.

La narrazione, arricchita spesso da dialoghi con tipiche espressioni in umbro, procede in maniera vivace e la tensione riesce ad essere presente in modo abbastanza costante; la trama è sicuramente ispirata al famoso “10 Piccoli Indiani” di Agatha Christie, ma questo non penalizza la riuscita del romanzo.

Adalgisa Calligaris non poteva ancora sciogliere le righe e mandare a casa tutti gli ospiti del castello. Uno di loro doveva per forza essere l’assassino. Le veniva in mente il suo giallo preferito, Dieci piccoli indiani. Ora bisognava capire in fretta chi fosse il Mister Owen della situazione.

Il finale non è banale ma forse avrebbe necessitato di qualche pagina e approfondimento in più. Quella che forse non si trova molto all’interno del romanzo, è la componente psicologica, l’analisi dei personaggi, o per lo meno della protagonista: a parte qualche vicenda personale non c’è un vero approfondimento; è pur vero che questo è l’ultimo capitolo di una trilogia, quindi potrebbero esserci più descrizioni nei capitoli precedenti. Sicuramente leggere questo, senza aver letto gli altri due, è possibile, la lettura è scorrevole e piacevole e non richiede impegno o elevata concentrazione.

Tutti quindi finirono col descrivere quell’esperienza professionale come una vera oasi di pace, dove non esistevano contrasti e nessuno tendeva a prevaricare sugli altri. Persino la ride contessa Corsetti Billi non trovò che parole amabili per definire quel giardino dell’eden che erano stati i giorni di Sing Sing. Almeno fino al momento in cui la morte del vincitore non aveva mandato in frantumi l’idillio. Con la morte e il male che essa aveva portato con sé, si era ripiombati dentro la cruda realtà della vita che per qualche settimana sembrava essere rimasta chiusa fuori dalla porta del castello.

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