Recensione “Il gatto che aggiustava i cuori” di Rachel Wells

Titolo: Il gatto che aggiustava i cuori

Autore: Rachel Wells

Editore: Garzanti

Genere: Romanzo

Sottogenere: Fiction


Ero quel che si dice un “gatto da divano”. Non sentivo il bisogno di star fuori tutta la notte a cacciare, gironzolare e socializzare quando avevo un posto caldo in cui accoccolarmi, cibo e comodità. […] Mentre rimpiangevo l’unico genere di vita che avessi conosciuto, ho sentito d’istinto che dovevo sopravvivere, ma non sapevo come. Mi sono preparato a fare un balzo nell’ignoto.

Alfie, un dolce gatto da appartamento, è rimasto solo: la sua adorata padrona, l’anziana Margaret è morta e da quel momento è costretto a diventare indipendente, a ricoprire quell’istinto che coccole, cibo e dolcezze, avevano messo da parte; alla disperata ricerca di un nuovo padrone, si trova ad affrontare tanti pericoli – auto e gatti non amichevoli – e a fare i conti con le necessità e i disagi di ogni giorno: pioggia, freddo, ricerca di cibo e di riparo.

Ero sempre stato un gatto molto viziato, adesso me ne accorgevo. Se pensavo a tutte le cose che avevo dato per scontate quando vivevo con Margaret, l’elenco era lunghissimo. Sapevo che sarei stato nutrito, amato, tenuto al caldo e trattato con premura. Passavo le giornate fredde seduto accanto al caminetto caldo nel salotto di Margaret oppure a prendere il sole vicino alla finestra. Ero vezzeggiato e la mia vita era stata un autentico lusso. Era buffo che mi rendessi conto di quanto fossi stato fortunato solo adesso che quella vita non c’era più.

Dopo tanto girovagare arriva ad Edgar Road, una stradina con villette familiari; grazie alla gatta Tigre, con cui stringe subito amicizia, capisce che non può fare affidamento su un solo padrone, ma che gli servono più persone, più famiglie (possibilmente con bambini) che si occupino di lui e nessuna “a tempo pieno”. Decide quindi di diventare un “gatto dei portoni”; più padroni significano più cibo, maggiori sicurezze ma allo stesso tempo più persone da conoscere e da aiutare.

La gente accusa noi gatti di essere egocentrici ed egoisti, ma spesso le cose non stanno così. Ero un gatto desideroso di aiutare chi ne aveva bisogno. Ero un gatto d’indole gentile, amorevole e impegnato nella nuova, specialissima missione di aiutare le persone.

La prima persona che incontra è Claire, una giovane ragazza da poco separata dal marito che si è trasferita, da sola, in una delle villette, per provare a ricostruire la sua vita. C’è Jonathan, un giovane uomo in apparenza cinico e sfrontato (ma in realtà molto solo) che vive in una villa troppo grande e fredda e che per tentare di riscaldarla salta da una donna all’altra senza però riuscire a creare veri legami. E poi ci sono due famiglie con bambini e problemi: Polly con la depressione post-parto e Franceska con nostalgia della sua terra deve riuscire ad integrarsi. Alfie conosce pian piano tutte queste famiglie, entra a far parte delle loro vite, delle loro case e crea forti legami; la sua missione è aiutare tutti loro a sentirsi meno soli, a riscoprire il valore della vita, dell’amore e dell’amicizia.

Claire era ogni giorno più rilassata e sapevo che ciò faceva parte del processo di guarigione perché c’ero passato anch’io. Vedevo in lei quanto avevo sperimentato di persona. Non che si guarisca mai completamente, intendiamoci. Ci sarà sempre un pezzo che si sta cicatrizzando, che continua a dolerti, ma entra a far parte di te e impari a conviverci.

La storia aiuta a riflettere su quanto la condizione iniziale di Alfie potrebbe essere la stessa di un essere umano e su quanto ciò che riesce a fare e diventare dovrebbero essere esempio da seguire: la precarietà, la disperazione iniziale, la ritrovata forza per alzarsi fino a riuscire ad aiutare, oltre che se stessi, gli altri. Sicuramente all’inizio potrebbe essere strano immedesimarsi in un gatto (la storia è narrata in prima persona da Alfie), ma c’è da dire che l’intento riesce quasi sempre; l’incontro tra fantasia e realtà dà come risultato una storia dal ritmo allegro, con personaggi ben delineati, messaggi importanti, e situazioni spiacevoli affiancate a momenti che fanno spuntare un timido sorriso. Sicuramente sarà apprezzato dagli amanti dei gatti – soprattutto per le descrizioni attente dei comportamenti e dei movimenti degli amici felini, descritti in ogni dettaglio – ma potrebbe essere una piacevole lettura anche per chi ha voglia di una storia romantica, leggera e a tratti commovente.

Gli esseri umani sono curiosi, usano un aggeggio per lavarsi – noi abbiamo la doccia incorporata – e poi si avvolgono negli asciugamani e nei vestiti. E’ tanto più semplice essere un gatto! Noi ci teniamo sempre la pelliccia addosso e ci puliamo là dove ci va di farlo. Di fatto, ci laviamo e contemporaneamente ci pettiniamo; i gatti sono stati progettati molto meglio degli umani.

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