Recensione “Il castello Rackrent” di Maria Edgeworth

Titolo: Il castello Rackrent

Autore: Maria Edgeworth

Editore: Fazi

Genere: Romanzo

Sottogenere: Storico


Avendo deciso di mia volontà, per amicizia verso la famiglia sulle cui proprietà (sia lodato il cielo!) io e i miei viviamo senza pagare canoni d’affitto da tempo immemorabile, di pubblicare questo Memoriale della Famiglia Rackrent, credo sia mio dovere dire qualche parola, in primo luogo, su me stesso. Il mio vero nome è Thady Quirk, anche se presso la famiglia sono sempre stato chiamato semplicemente «l’onesto Thady»; più avanti, al tempo del defunto Sir Murtagh, ricordo di averli sentiti dire «il vecchio Thady», e adesso siamo arrivati a «il povero Thady.

Sin dalla prefazione, l’autrice Maria Edgeworth, invita il lettore ad ascoltare le memorie di Thady Quirk, il vecchio servitore di un’antica famiglia anglo-irlandese; uomo leale e fedele, l’ “onesto Thady” narra con tono ironico la progressiva decadenza degli aristocratici padroni che si sono succeduti nel castello Rackrent (letteralmente: il castello “arraffa-affitti”). Dal suo racconto emerge l’immagine di una sempre presente condizione, economica e morale, deplorevole e disonorevole; l’infelice destino del castello è simbolo dei futuri cambiamenti che investiranno, negli anni a venire, la società irlandese (la narrazione, specifica in apertura l’autrice, è collocata prima del 1783).

Una storia irlandese ricavata da fatti realmente accaduti e dalle usanze dei gentiluomini di campagna irlandesi prima dell’anno 1783.

Il vecchio Thady racconta quindi, i pregi (non troppi) e i vizi di questa famiglia: il linguaggio è per lo più ossequioso, ma visto l’oggetto della narrazione,vien fuori un lungo monologo ironico a tratti satirico e nel complesso piacevole. Abbiamo modo di conoscere vari “gentiluomini” e consorti: Sir Patrick, uomo molto amato da tutti, poveri e ricchi, assiduo organizzatore di feste; Sir Murtagh, il suo erede (di debiti!), un “grande avvocato”, litigioso soprattutto con la moglie (ereditiera scozzese con la quale si è sposato solo per interesse); Sir Kit, fratello minore di Sir Murtagh, e Sir Condy. Ad emergere sull’aristocrazia, è il figlio di Thady, Jason, che criticato duramente dallo stesso padre, grazie all’intelligenza e alla persistenza, riesce ad ottenere il castello e i possedimenti annessi.

In quei giorni c’era un grande silenzio al Castello Rackrent, e io andavo in giro col muso lungo da una stanza all’altra, sentendo le porte che sbattevano per mancanza di serrature adeguate, e il vento che entrava attraverso le finestre rotte che il vetraio non era mai venuto a riparare, e la pioggia che si faceva strada dal tetto e dai bei soffitti di tutta la casa, per via del fatto che all’uomo che sistemava le tegole non era stato pagato il conto; oltre al fatto che la parte dell’edificio che avrebbe dovuto essere coperta di tegole di legno era rimasta del tutto priva di tegole di alcun tipo, e da che era stata bruciacchiata quando il camino aveva preso fuoco era esposta alle intemperie.

Tra i primi romanzi storici della narrativa irlandese, racchiude modi di dire, tradizioni e informazioni, soprattutto in merito alla gestione economica delle terre, sia nelle note alla fine, che nel glossario (aggiunto dalla stessa Edgeworth nella prima stampa dopo la prefazione, e posto alla fine nelle successive edizioni). Sicuramente incuriosiscono e sono molto utili per contestualizzare meglio gli avvenimenti; a tratti sono addirittura più interessanti della narrazione, anche se per comodità di lettura sarebbe stato meglio averle di volta in volta sotto il testo e non concentrate tutte alla fine.

In ogni caso la lettura è piacevole anche se non sempre scorrevole. Sicuramente sarà apprezzato dagli amanti dei romanzi storici; a tutti gli altri, il consiglio è di gustarlo nei momenti in cui siete di solito più attenti e concentrati.

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