Recensione “I segreti di Brokeback Mountain” di Annie Proulx

Titolo: I segreti di Brokeback Mountain

Autore: Annie Proulx

Editore: Dalai Editore

Genere: Romanzo

Sottogenere: Rosa (drammatico)


Una cosa non cambiava mai: la vivida carica delle loro rare unioni era oscurata dal senso del tempo che volava via, mai abbastanza tempo, mai abbastanza.

Nonostante sia classificato come romanzo, potremmo considerarlo un racconto, dal momento che conta circa cinquanta pagine; protagonista è il rapporto sentimentale fra due cowboy, Jack Twist ed Ennis del Mar, nato durante un periodo di lavoro insieme, come guardie di un gregge di pecore, a Brokeback Mountain (un posto immaginario nel Wyoming).

Durante il giorno Ennis lanciava occhiate attraverso quell’ampia distanza e a volte scorgeva Jack, una puntolino che si muoveva attraverso un prato su in alto, come un insetto su una tovaglia; Jack, nella sua tenda buia, individuava Ennis come un fuoco nella notte, una favilla rossa sull’enorme ombra nera della montagna.

Inaspettata quanto combattuta, la loro storia continua ad andare avanti, attraverso pochi incontri, clandestini: entrambi si sposano – Jack con Laureen e Ennis con Alma – e hanno figli; inoltre il contesto storico e la realtà in cui entrambi vivono, non permettono, non ammettono e non tollerano questo tipo di relazione.

Nel tardo pomeriggio, col brontolio del tuono, comparve il vecchio furgoncino verde, sempre quello, e vide Jack scenderne, il cappello frusto spinto all’indietro. Una scossa rovente attraversò Ennis che un attimo dopo fu sul pianerottolo chiudendosi la porta alle spalle. Jack faceva gli scalini a due a due. Si afferrarono per le spalle, si abbracciarono poderosamente, togliendosi il fiato, dicendo figlio di puttana, figlio di puttana; poi, e liscio come la chiave giusta che muove i perni della serratura, le bocche si unirono, e con forza, i grossi denti di Jack a far uscire sangue, il suo cappello che cadeva a terra, l’ispido delle barbe a raschiare, fiotti di saliva, e la porta che si apriva e Alma che guardava per qualche istante le spalle tese di Ennis e richiudeva l’uscio, e loro ancora avvinti, petto, inguine, cosce, gambe ad aderire, montandosi reciprocamente sui piedi fino a che si lasciarono per respirare ed Ennis, poco portato alle tenerezze, disse quello che diceva ai suoi cavalli e alle figlie: “Piccolo mio”.

Il principale tema affrontato è quello dell’intolleranza nei confronti dell’omosessualità, che sfocia nella brutale violenza. Il sentimento omofobo è a tratti condiviso anche dai protagonisti, infatti all’inizio del loro rapporto puntualizzano di non essere omosessuali; in realtà, tra i due, Jack maturerà una maggiore consapevolezza della propria “diversità” e sarà lui, nella coppia, a fremere e spingere di più per abbandonare la vita coniugale e vivere insieme la loro storia. Ennis tuttavia, non ha intenzione di riconoscersi per quello che è, a causa della paura di ciò che gli altri potrebbero pensare.

“Senti un po’ me”, ribatté Jack, “e anch’io lo dico una sola volta. Ascolta bene, avremmo potuto farci una bella vita insieme, una vita bella sul serio, cazzo. Tu non hai voluto saperne, Ennis, e adesso quel che abbiamo è Brokeback Mountain. Tutto costruito su quello. E’ tutto quel che abbiamo, cazzo, e spero che almeno tu questo lo sappia anche se non saprai mai il resto. Fai il conto di quanti pochi minuti siamo stati insieme, in vent’anni. Calcola quanto poco spazio di manovra mi lasci, poi prova ancora a venirmi a chiedere del Messico e a dirmi che mi fai la pelle perché ne ho bisogno e praticamente non ce l’ho mai. Io non sono te. S me non bastano un paio di scopate ad alta quota un paio di volte l’anno. Tu sei troppo importante per me, Ennis, figlio di una puttana troia. Vorrei riuscire a mollarti.”

Questa breve storia dal tragico epilogo, racchiude un grande fascino, non tanto nella successione degli avvenimenti narrati (gli eventi e i dialoghi in realtà non sono perfettamente lineari, anzi spesso creano un’immagine confusionaria della scena), quanto nell’atmosfera che si riesce a percepire e nella caratterizzazione dei due personaggi e dell’ambiente sociale (rurale, chiuso mentalmente e violento).

Fu Laureen a rispondere e chiese chi? chi parla? E quando lui glielo ripeté, lei disse con tono piatto, sì, Jack stava gonfiando una ruota del furgone in una strada secondaria, quando la gomma era scoppiata. La valvola doveva essere guasta e la forza dell’esplosione gli aveva scaraventato il cerchione contro la faccia fratturandogli il naso e la mascella, e lui era caduto sulla schiena, privo di sensi. Quando qualcuno era passato di là, lui era già annegato nel suo sangue. No, pensò lui, gli sono andati addosso con il caccia copertoni.

Un libro intenso, nelle scene e nel linguaggio: a tratti crudo e rude, come i due cowboy, a tratti delicato, come il loro sentimento; commovente sul finale, non si può non provare disgusto verso l’omofobia!

Più in alto, un incavo nel muro costituiva un piccolo nascondiglio e là, irrigidita da tutti gli anni in cui era rimasta appesa a un chiodo, una camicia. La staccò dal chiodo. La vecchia camicia di Jack dei tempi di Brokeback. Il sangue secco sulla manica era invece il suo, un fiotto che gli era sgorgato dal naso nell’ultimo pomeriggio sulla montagna quando Jack, in uno dei loro contorsionistici corpo a corpo, gli aveva assestato una ginocchiata tosta. Poi, con la manica della camicia, Jack aveva cercato di fermare il sangue che schizzava dappertutto, inondandoli, ma il tampone non aveva tenuto perché di botto Ennis si era buttato giù dalla piattaforma stendendo l’angelo tutelare tra l’aquilegia, le ali ripiegate. La camicia pareva pesante ma poi Ennis si accorse che all’interno ce n’era un’altra, con le maniche accuratamente infilate dentro quelle della camicia di Jack. La sua vecchia camicia scozzese persa tanto tempo prima, aveva creduto, in qualche lurida lavanderia, la sua camicia sporca, con il taschino strappato, i bottoni saltati, rubata da Jack e nascosta là, dentro quella di Jack. Eccole là, come due pelli, una nell’altra, due in una. Affondò il volto nella stoffa aspirando lentamente con bocca e naso, sperando di trovarvi un debole residuo dell’odore di tabacco e artemisia, del sudore dolcigno e salato di Jack, ma non conservava un vero odore, solo il ricordo, il potere immaginato di Brokeback Mountain di cui restava solo ciò che reggeva tra le mani.


Piccola nota: da questo libro è stato tratto l’omonimo film del 2005, diretto da Ang Lee, in cui Ennis del Mar è interpretato da Heath Ledger, e Jack Twist da Jake Gyllenhaal. Totalmente fedele al testo – anche nelle frasi e battute – il film lo arricchisce con un’attenzione maggiore ai personaggi secondari di Laureen (Anne Hathaway) ed Alma (Michelle Williams) – con i rispettivi figli e suoceri –  e un ulteriore approfondimento delle vite e del passato dei due protagonisti (che in realtà, fisicamente, differiscono dalla descrizione presente nel libro). Evocative l’ambientazione, i paesaggi e la colonna sonora.

Libro e film si completano senza stonature; entrambi super consigliati!

[…] entrò nell’emporio degli Higgins e si mise a passare in rassegna l’espositore delle cartoline. “Ennis, cosa stai cercando lì in mezzo?” chiese Linda Higgins mentre buttava nella pattumiera un filtro di carta usato del caffè. “Una veduta di Brokeback Mountain.” “Nella contea Fremont?” “No, a nord di qui.” “Non ne ho chieste. Fammi guardare sul catalogo. Se ne hanno te ne procuro anche cento. Devo comunque fare un’ordinazione” “Una mi basta”, disse Ennis. Quando arrivò – trenta cents – la fissò nel rimorchio con quattro puntine dalla testa di ottone, una per angolo. Sotto ci piantò un chiodo e al chiodo appese un attaccapanni di filo metallico con su le due vecchie camicie. Fece un passo indietro e guardò l’insieme attraverso lacrime pungenti. “Jack, giuro…” disse, anche de Jack non gli aveva mai chiesto giuramenti e lui stesso non era tipo da giurare.

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