Recensione “Gli anni della leggerezza” di Elizabeth Jane Howard

Titolo: Gli anni della leggerezza

Autore: Elizabeth Jane Howard

Editore: Fazi

Genere: Romanzo

Sottogenere: Saga Familiare Storico


La saga dei Cazalet è una raccolta di cinque romanzi incentrati sulle vicende di una famiglia della medio – alta borghesia britannica: i Cazalet. Il primo volume, Gli Anni della Leggerezza, si apre sull’estate del 1937: i tre fratelli Cazalet e le rispettive famiglie si preparano per andare a trascorrere le vacanze a Home Place, la dimora di campagna, nel Sussex, di proprietà dei genitori William e Kitty Cazalet, soprannominati il Generale e la Duchessa. Assieme a loro vive la sorella minore, Rachel, una donna tormentata da forti mal di schiena, che non si è mai sposata e che si occupa di loro e della casa. La famiglia Cazalet è molto ricca e numerosa: il Generale è proprietario di una grande azienda che si occupa del commercio del legname, e i due figli maggiori – Hugh ed Edward – lavorano con lui; il terzo figlio, Rupert, è un artista che, per motivi economici, pur non essendo soddisfatto, deve necessariamente insegnare. Tutti loro sono sposati: il serioso Hugh con Sybil, della quale è molto innamorato ma che non riesce a comprendere appieno; l’affascinante Edward con Villy, anche se non le è del tutto fedele; infine Rupert, vedovo, che si è poi risposato con la giovane e bella Zoë.

[…] ma in quella casa l’interzia era imperante e contagiosa: gli orologi ticchettavano pigri, i mosconi ronzavano un poco contro i vetri delle finestre a ghigliottina e poi cadevano nel generale torpore.

Le vite di queste famiglie sono riempite dai figli, bambini e adolescenti, dagli impegni lavorativi e dalla gestione domestica, alla quale pensano anche i numerosi domestici, che hanno un ruolo fondamentale nell’intrecciarsi delle vicende… un po’ come in Downton Abbey! La vita dei Cazalet scorre con leggerezza, le giornate si susseguono in maniera rilassata, riempite dalle solite e rassicuranti azioni; nella seconda parte del romanzo è passato un anno, è la tarda estate del ’38: i rapporti tra i membri della famiglia sono un po’ cambiati, nuovi legami nascono tra i cugini mentre gli adulti si preoccupano sempre più per la possibilità di una guerra.

Quel duello a colpi di reciproca condiscendenza che stavano conducendo ormai da sedici anni li spingeva a procrastinare sempre il momento di dirsi la verità, oppure a non dirsela affatto. Loro lo attribuivano alla buona educazione o all’affetto e lo consideravano un rimedio alla monotonia o alle asperità della quotidiana vita matrimoniale. Nessuno dei due sembrava rendersi conto di quanto quel gioco fosse tirannico.

Come si può intuire da questa breve presentazione, il romanzo è ricco di personaggi e, per riuscire ad inquadrare facilmente chi sta raccontando – dato che il punto di vista narrativo cambia spesso – è consigliabile avere a portata di mano l’albero genealogico dei Cazalet e l’elenco completo dei nuclei familiari con rispettivi domestici, riportati all’inizio del libro. Essendo il primo di cinque volumi, Gli anni della leggerezza procede lentamente, con l’intenzione di presentare tutti i personaggi, i luoghi, i rapporti e le dinamiche familiari che, a parte per qualche colpo di scena e alcune rivelazioni poco piacevoli, non si discostano troppo da quello che si può immaginare della borghesia di quegli anni. La forza del romanzo risiede proprio in questo: si passa da un personaggio all’altro senza soffermarsi troppo ma senza nemmeno rischiare di osservarlo con superficialità, permettendo al lettore di entrare in empatia con quasi tutti loro; uomini e donne, adulti e ragazzi, appaiono inizialmente in un certo modo in linea con il loro mondo perfetto, ma ci si accorge presto che spesso nascondono paure, incertezze, sogni, dubbi e a volte anche violenze.

Disperazione era il termine che lei stessa usava per definire quello stato: la sua emotività, mai rivelata, era diventata una serra piena di specie esotiche sotto cui campeggiavano etichette come tragedia, sacrificio, cuore spezzato e altre non meno drammatiche, ingredienti riuniti a comporre il suo martirio segreto.

Pagina dopo pagina, complice la scrittura scorrevole e i numerosi dialoghi che rendono più concitato il ritmo, ci si sente sempre più immersi nelle varie vicende e aumenta la voglia di andare avanti. Grande spazio è lasciato alle varie figure femminili e al cambiamento che la donna sta per iniziare ad affrontare nella società. Da sfondo alla narrazione, il contesto storico: l’avvicinarsi di un lungo momento di incertezze, l’avvento della guerra, inizialmente sottovalutata e vista come una remota possibilità, lontana e non degna di attenzione, ma via via sempre più presente, pronta a segnare e cambiare la vita di tutti. Consigliato a chi ama le saghe familiari, a chi interessa il periodo della seconda guerra mondiale, a chi non ha paura di avere tra le mani un romanzo di 600 pagine!

Spesso penso, o forse mi costringo a pensare, che ricaviamo maggior piacere noi dal poco, prezioso tempo che ci è concesso insieme rispetto alle persone che non hanno le nostre stesse difficoltà e possono frequentarsi alla luce del sole, quando vogliono.

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