Recensione “Due sirene in un bicchiere” di Federica Brunini

Titolo: Due sirene in un bicchiere

Autore: Federica Brunini

Editore: Feltrinelli

Genere: Romanzo

Sottogenere: RosaPsicologico (verso il cambiamento)


Tamara scorse rapidamente la lista delle prenotazioni per quel primo agosto: Vera era in arrivo da Londra, Jonas da Dubai, Lisa e Lara da Milano, Olivia da Barcellona. Cinque nomi che, l’indomani avrebbero corrisposto a cinque facce, cinque storie, cinque differenti aspettative. Ognuno sarebbe arrivato con il proprio bagaglio di abiti, accessori, libri e dentifricio, ma soprattutto di punti interrogativi sparpagliati fra testa e cuore. Dopotutto, la vita è una serie infinita di domande, rifletté Tamara. E quando pensi di aver trovato le risposte, significa che l’hai esaurita. Che è tempo di sollevare il dito dal pulsante del quiz a premi. Game over, ladies and gentlemen. Il gioco è finito, andate in pace.

Sei donne, un uomo e un bambino. Ecco i protagonisti di questa storia, di questo viaggio interiore che il lettore ha modo di compiere insieme ai personaggi. Le loro vicende e le loro storie sono diverse, tutte però accomunate da una cosa: cambiare vita, riscoprirsi, fare pace con il passato, mettere un punto a situazioni e andare finalmente avanti. Il posto giusto per compiere questo percorso è il B&B delle Sirene Stanche, situato su un isolotto sperduto nel Mediterraneo, che non è in nessuna guida turistica e non lo si può prenotare online o tramite un’agenzia di viaggio: per “essere ammessi” bisogna scrivere una lettera e motivare la propria richiesta, e poi attendere una risposta da Dana e Tamara.

Tutti, prima o poi, hanno bisogno di una locanda della tregua. Di un luogo che accolga quello che ci portiamo addosso: ferite, sensi di colpa, rimpianti, disperazioni, dolori, indecisioni, rimorsi, perdite, paure. Un posto dove il tempo si ferma accanto a noni per sostenerci senza sfidarci, incolparci o incalzarci. Dove non ci sono ieri e nemmeno domani. Soltanto una lunga riga di oggi, di adesso, di ora in avanti.

L’incontro tra le due avviene molti anni prima: entrambe con situazioni difficili alle spalle, tra loro nasce una profonda amicizia e con non poche difficoltà creano il B&B, del quale si occupano: Dana, oltre ad essere mamma, ha una passione per la cucina bio, che unita alla voglia di dedicarsi agli altri, la fanno essere il principale punto di riferimento per gli ospiti; Tamara, spesso isolata nel suo atelier, crea e modella creature marine in cartapesta. Insieme offrono la possibilità a cinque ospiti di disintossicarsi dalle preoccupazioni, dal cibo non sano e soprattutto dal wi-fi. E per questo, oltre al cibo veg, alla meditazione e allo yoga, di fondamentale aiuto è il kit della tregua, composto da una candela bianca, un quaderno, un filo rosso e sette perle. Diventa possibile connettersi solo con sé stessi, con i propri fantasmi e desideri.

“Il filo rosso è il corallo cui ci aggrappiamo: rappresenta la vita, il legame con il luogo da cui proveniamo. Le perle sono le lacrime che abbiamo versato, talvolta sono l’unica nostra ricchezza: dobbiamo ringraziarle.”

“I desideri veri, quelli per i quali vale la pena piangere perle, non sono necessariamente i primi nel cassetto della nostra mente,” aveva chiarito. “Sono come i vestiti dentro il nostro armadio: indossiamo sempre gli stessi, quelli che ci fanno sentire comodi e sicuri. Ma che ne è della borsa color ciliegia che abbiamo relegato sul fondo? E dei pantaloni sgargianti che ci piacciono, ma non abbiamo mai sfoggiato? Dovremmo avere il coraggio di realizzare i sogni che non abbiamo il coraggio di confessare.”

Tante domande e tante risposte trovano spazio tra le pagine di questo romanzo e tante sono le tematiche e gli argomenti trattati: la maternità, desiderata, imprevista, mancata o negata; il rapporto tra sorelle, fra differenze e difficoltà nel comunicare; l’amicizia tra donne, sincera e ancora di salvezza; il bisogno di riscoprire le proprie origini; e più in generale la voglia di arrendersi al dolore per vincerlo e poter andare avanti. Costantemente presente è il cibo, anch’esso strumento di guarigione (oltre che di piacere): andando avanti con la lettura vien proprio voglia di mettersi in cucina e provare a realizzare uno dei tanti salutari e squisiti piatti preparati da Dana e Olivia! Apparentemente di contorno, ma in realtà molto importanti, sono i bambini, spontanei e capaci anche con un semplice sorriso di risollevare l’umore e i pensieri degli adulti.

Senza i piccoli, i grandi affogherebbero nei loro vortici. Sono salvagenti, i bambini. Tengono a galla i sogni e lasciano affondare le preoccupazioni della realtà.

La lettura è davvero scorrevole, leggera ma potente allo stesso tempo: le vicende e le storie dei vari personaggi sono così diverse e varie che può capitare al lettore di sentirsi coinvolto direttamente con uno di loro, ed è sicuramente motivo di riflessione; a me è successo, e per questo mi sono sentita anche io un po’ ospite del B&B delle Sirene Stanche. Complici anche i profumi, i paesaggi, i colori e i sapori che impregnano le pagine e permettono all’immaginazione di galoppare.

Una storia fresca, saporita e soprattutto positiva, dove protagonista è il cambiamento.

Acqua e farina: bastano due ingredienti per plasmare un mondo intero, variegato e complesso, rifletté. Bastano due cose che diventano una per generarne tante. Ecco il segreto della creazione. Ecco il segreto dell’amore.

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