Recensione “Dimmi che credi al destino” di Luca Bianchini

Titolo: Dimmi che credi al destino

Autore: Luca Bianchini

Editore: Mondadori

Genere: Romanzo

Sottogenere: Rosa


Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l’amore. Cambia continuamente, e anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all’orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio e la pioggia si mischia alle tue lacrime. Poi per fortuna passa, passa tutto, ma nel momento in cui ti trovi in mezzo alla tempesta ti dimentichi di com’era rima e di come sarà.

E’ proprio a Londra che Ornella, dopo aver chiuso con il marito, dopo essersi disintossicata e aver conosciuto in clinica Patti – che prestò diventerà la sua migliore amica – decide di rifugiarsi e allontanarsi dalla sua famiglia, dai suoi amici e dalla sua città, Verona.

Quando ti salvi insieme a qualcuno, stringi con lui un patto che va oltre i comuni sentimenti, e il destino dell’uno resta inevitabilmente intrecciato a quello dell’altro.

Passano gli anni, venti per la precisione; Ornella ha cinquantacinque anni e dirige una piccola libreria italiana nel cuore di Hampstead, che però rischia di chiudere: ha due mesi per cercare di risollevare la situazione e chiama in soccorso Patti, la sua eccentrica amica milanese che nel frattempo attende speranzosa la morte di una zia del marito (per essere sempre curate e alla moda c’è bisogno di soldi… e l’eredità della zia farebbe proprio comodo!). Le due amiche decidono di assumere Diego, un ragioniere napoletano che fa il barbiere part-time, fuggito a Londra anche lui a causa di problemi d’amore.

Presto però, il destino e il passato busseranno alla porta di Ornella e la metteranno in condizione di guardarsi indietro, tornare ai ricordi e ai luoghi che l’hanno fatta tanto soffrire per riuscire, forse, a  voltare finalmente pagina.

Quando cambi radicalmente vita, hai due possibilità: o rimuovi il passato, e il “prima” lo cancelli con tutte le tue forze fino a convincerti che non sia mai esistito, oppure fingi di non ricordarlo, ma ogni tanto, quando meno te lo aspetti, riappare. […] Alcuni amori sono capaci di restarti nel cuore anche quando sanno solo farti male.

Arricchiscono le giornate di Ornella: Clara, la sua collega/“rivale” insopportabilmente troppo inglese, Mr George, un anziano signore che incontra spesso al parco con cui condivide panchina, letture e pensieri, e Bernard, il suo vicino di casa, attento osservatore.

“Cos’altro hai capito di me?”  “Che anche tu sei sola e hai smesso di credere al destino” “Questo non è vero.” “Invece sì. Tu ci credi al destino?” Ornella sentì un brivido che non aveva mai conosciuto “Prima dimmi cos’è il destino.” “Il destino è quella porta socchiusa da cui ogni tanto puoi sbirciare. E allora capisci che nulla avviene per caso e che tutto ha un senso, anche quando sembra non averlo.” “Bé, allora ci credo ancora… anche se a volte preferirei che la porta si aprisse del tutto Magari le cose andrebbero diversamente.”

“Dimmi che credi al destino è una storia commovente di rinascita e speranza”. Ricostruire la propria vita, dopo tante cadute, non è semplice, soprattutto se il passato è sempre pronto ad affiorare. La vera forza però la si può trovare nelle persone che ci circondano, negli amici di sempre, in qualcuno conosciuto per caso, in qualcuno apparentemente distante, in disparte, ma allo stesso tempo… vicino. Un po’ tutti i personaggi presenti nel libro hanno un loro segreto, qualcosa da superare; insieme e lentamente, riusciranno a fare chiarezza nelle loro vite. Leggere di Ornella, della sua storia, della lotta per salvare la libreria e delle vicende personali degli altri personaggi è piacevole e ci si può facilmente immedesimare in uno di loro. E’ un romanzo che si legge velocemente, nel quale sono numerose le frasi che colpiscono e che offrono spunti di riflessione; attuali le tematiche sfiorate. Simpatico è il contrasto che si crea tra la realtà inglese e il modo di fare e ragionare italiano, caratterizzato ancora di più grazie a Diego, napoletano che di più non si può!

Ognuno aveva qualcosa da rimuovere e un nemico da combattere, che era quasi sempre dentro di sé. Quello è il nemico peggiore, perché conosce alla perfezione i nostri punti deboli e se ne approfitta, facendoci commettere errori anche grossolani.

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