LETTURE del 2019 pt.1

Buonsalve a tutti!

Nell’ultimo anno ho letto molto ma purtroppo non sono riuscita a tenere il passo con gli articoli qui sul blog. Durante le varie letture però, mi sono appuntata, per ogni libro, impressioni e sensazioni e, seppur sotto forma di mini recensioni, ho deciso finalmente di organizzarle e pubblicarle con annesse valutazioni; spero quindi di potervi offrire ottimi spunti di lettura!

Questo primo gruppo accoglie due autori italiani molto famosi: Italo Calvino ed Erri De Luca.


  1. Le città invisibiliItalo Calvino | La struttura del libro è molto particolare: ci sono 9 capitoli, aperti e chiusi da un dialogo in corsivo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari, Kublai Kahn, che interroga l’esploratore in merito alle città del suo impero; c’è inoltre, una divisione interna ai capitoli e ognuna della 55 città descritte è raggruppata in base ad una categoria, ad esempio vi sono le città e “la memoria”, “e gli scambi, “e gli occhi”, “e il nome”, e così via; questo permette a te, lettore, di poter affrontare il viaggio tra questi luoghi immaginari, nell’ordine che preferisci, per capitoli o per tipologia di città.  Nonostante io abbia trovato lenta la lettura nei momenti di dialogo tra l’esploratore e l’imperatore, le descrizioni delle città sono incredibili, alcune di meno, ma la maggior parte sono fantastiche, hanno preso vita nella mia mente con facilità; certo, sono molto particolari, a volte assurde e non realistiche, ma leggendo bene e soffermandomi un po’ sono riuscita spesso a individuare aspetti, non necessariamente fisici e concreti, che ho ritrovato nella mia città e in tanti altri luoghi che ho avuto modo di visitare e vivere. Assolutamente consigliato a chi ama l’architettura, l’urbanistica e a chi ama viaggiare e perdersi, osservando e provando emozioni sempre nuove.

Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato.

voto: ★★★★½ /5★


  1. Il peso della farfalla Erri De Luca | Un camoscio ha perso sua madre, uccisa da un cacciatore, ed è dovuto diventare forte, il più forte, il “re dei camosci”; per anni ha gestito il branco evitando problemi e si è preso cura delle femmine, ma ora è anziano, stanco, deve cedere il suo posto ad un camoscio più giovane e forte. Un uomo, un cacciatore, l’assassino di sua madre, soprannominato il “re dei camosci” per chiari motivi, è a caccia, anche lui anziano, stanco e solo. La caccia, lo scontro imminente, l’attesa, l’incontro, il duello. È questo un testo che conta meno di 60 pagine, al quale si aggiunge un racconto di 8 pagine: “Visita a un albero”; se apparentemente può sembrare una lettura breve, in realtà non lo è. Personalmente l’ho trovata non semplice, poco scorrevole; ho dovuto rileggere più di una volta certe frasi per non perdermi del tutto, e questo, specie la sera, con la stanchezza, mi ha creato qualche “problemino” di concentrazione. È sicuramente una storia densa di metafore e numerosi spunti di riflessione in merito al tema “interazione uomo – natura”, e per questo ne consiglio la lettura; ho però dei dubbi in merito alla scrittura in sé. A voi quindi, la scelta, di capire se è un libro che fa per voi oppure no.

La canna del fucile aveva raccolto fili di ragnatele nei passaggi. Li lasciò stare, erano buon augurio, opera del più grande cacciatore del mondo, che disegna trappole nell’aria per catturare ali. Il ragno era un collega. Nella sua stanza c’erano stesi i fili delle ragnatele intorno alla finestra. Al sole luccicavano per impigliare i voli. I ragni fissano reti con un centro e aspettano. Le prede vanno a loro. L’uomo doveva scalare per andare al centro delle prede. Il ragno era il più bravo cacciatore.

voto: ★★★    /5★


  1. Sulla traccia di NivesErri De Luca | Un dialogo, un incontro a due voci: Erri De Luca, scrittore e Nives Meroi, alpinista italiana che, insieme al marito Romano Benet – anche lui alpinista – ha scalato tutti i 14 ottomila, senza bombole di ossigeno né portatori d’alta quota (prima coppia in assoluto a riuscire nell’impresa). Gli ottomila, ho scoperto, sono le 14 vette che superano gli 8000 metri di altitudine s.l.m.; si parla quindi di montagna, di alpinismo, di forza e difficoltà, di obiettivi e rischi, di paure, di scelte, di freddo e vento, di vita e morte. Nonostante la presenza di Nives risulti un po’ sovrastata dai pensieri dello scrittore, ho sottolineato tanto, ho riletto più volte frasi per apprezzare e far mio il significato delle parole, ho amato questo libro. Amo la montagna, l’ho frequentata molte estati passeggiando per sentieri sicuri; a digiuno in materia di alpinismo, ne ho potuto percepire gli aspetti essenziali e più profondi senza però perdermi in troppi tecnicismi. Mi è stato consigliato senza troppe spiegazioni e premesse, con la certezza che mi sarebbe piaciuto nonostante l’argomento specifico e poco comune. È stato così. Quindi, rilancio a voi il consiglio: leggetelo!

Mancano circa cento metri di dislivello, li paghi tutti ma li senti meno. Quando vedi dove finisce il viaggio, quei passi li ami, li aggiungi con il tocco di grazia con cui metti dei fiori a tavola in un giorno di festa. I passi che portano in cima sono stremati e però leggeri, sei al punto di massima usura del corpo, del massimo di perdita di peso, muscoli e cellule cerebrali, sei al ronzio di alveare nel tuo corpo, un rumore di fibre che si afferrano tra loro, compattano i tessuti: la cima finalmente. È il più certo dei limiti sul quale metti i piedi. Non so cos’è per un prigioniero il giorno di fine pena, cos’è per un malato l’arrivo dell’alba, cos’è per uno scrittore l’ultima parola del suo libro, ma deve somigliare alla cima, la promessa mantenuta al ragazzino che strepita in ognuno di noi.

voto: ★★★★½ /5★

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