AUTUNNO IN GIALLO CON AGATHA CHRISTIE

Buonsalve a tutti!

Per la challenge #readchristie2020, promossa dai profili Instagram officialagathachristie e libriamociblog, ho scelto questi due romanzi di Agatha Christie per farmi compagnia, con tazza di tè alla mano, nei piovosi pomeriggi settembrini e ottobrini:

  • Una storia ispirata dai suoi viaggi: Non c’è più scampo

Le vicende narrate in Non c’è più scampo, opera pubblicata nel 1936 con  il titolo originale Murder in Mesopotamia, sono ambientate in Iraq, nello specifico in un sito archeologico; per questo romanzo la Christie si è ispirata ad un viaggio compiuto nel 1930 in Oriente, proprio in Iraq, durante il quale conobbe l’archeologo e futuro secondo marito, Max Mallowan. Il romanzo si inserisce, insieme ad altri titoli quali La domatrice, Poirot sul Nilo e C’era una volta, nella cosiddetta Serie Esotica; infatti, sono stati scritti a seguito dei viaggi della scrittrice. Qui, un gruppo di archeologi sta lavorando per riportare alla luce le rovine di un’antica città in Mesopotamia ma il clima che circonda la missione non è dei più sereni: Louise Leidner, è ossessionata da strane visioni e perseguitata da lettere minatorie; per questo, suo marito, l’archeologo a capo degli scavi, assume l’infermiera Amy Leatheran (è suo il punto di vista narrativo). Un pomeriggio la signora Leidner viene trovata morta, nessuno ha visto o sentito niente, ma fortunatamente Poirot, che per caso si trova nelle vicinanze dell’area scavo, viene incaricato di affiancare la polizia nelle indagini; fondamentale sarà il suo intervento, grazie anche alla collaborazione dell’infermiera Leatheran (che in qualche modo, senza grande successo, sostituisce il fidato Hastings). Una trama semplice, una lettura che scorre veloce grazie ai numerosi colpi di scena; l’immancabile mappa dell’abitazione  – una grande casa araba con cortile –  dove i membri della spedizione alloggiano e dove avviene il delitto, un gruppo di individui quasi del tutto isolati dal resto del mondo (esempio di un enigma della camera chiusa, che ritornerà in Dieci piccoli indiani ); alla fine del romanzo, un chiaro riferimento al successivo viaggio di Poirot sull’Orient Express!

Non credo che dimenticherò mai la prima volta che vidi Hercule Poirot! Naturalmente, in seguito mi abituai al suo aspetto, ma all’inizio fu un vero shock, anche per tutti gli altri, credo. Non so come me lo fossi immaginato… un po’ come Sherlock Holmes… alto e magro, con un’espressione intensa, intelligente. Sapevo, naturalmente, che era straniero, ma non mi aspettavo che lo fosse a tal punto, se capite cosa intendo dire! A vederlo era difficile non ridergli in faccia! Sembrava il personaggio di una commedia o di un film. Tanto per cominciare superava di poco il metro e mezzo, credo… un ometto strano, grassoccio, anziano, con baffi enormi e la testa simile a un uovo! Un parrucchiere da farsa, ecco! E questo era dunque l’uomo che avrebbe dovuto scoprire l’assassinio della signora Leidner! Credo che qualcosa della mia delusione fosse trapelata dalla mia espressione perché quasi subito lui mi disse ammiccando in modo buffo: “ Non sono di vostro gusto, ma sæur? Ricordatevi però che potete giudicare una torta solo dopo averla assaggiata!”.

  • Una storia ispirata dalle sue letture: Assassinio allo specchio

Senza pretendere di poter conoscere quali fossero le letture di Agatha Christie, da questo romanzo è chiaro che le opere del poeta Alfred Tennyson facessero parte della sua libreria: infatti il titolo inglese del romanzo (The Mirror Crack’d from Side to Side), è tratto da un verso del poema The Lady of Shalott, opera che nella narrazione sarà citata molte volte e che sarà la chiave per risolvere il mistero. Mistero che è ambientato nel villaggio inglese di St. Mary Mead, al momento in fermento per una grande festa organizzata dalla diva di Hollywood Marina Gregg che si è da poco trasferita nel paesino; durante il ricevimento però un’invitata muore dopo aver bevuto dal bicchiere dell’attrice (quest’ultima glielo aveva offerto dopo che la donna, inciampando, aveva rovesciato il suo). Appare subito chiaro che la vittima sarebbe dovuta essere proprio Marina, ma chi avrebbe potuto? Chi la voleva morta? Scotland Yard ha molto su cui riflettere e per fortuna può contare sull’aiuto di Miss Marple, che nonostante l’avanzata età, mantiene sempre viva l’arguzia e la voglia di indagare sulla natura umana, due qualità che la porteranno, grazie anche alla partecipazione di vari abitanti del villaggio, alla soluzione del mistero. Romanzo davvero piacevole, una lettura da gustarsi nel periodo autunnale; l’atmosfera di St. Mary Mead è familiare, così come lo sono i suoi abitanti, Miss Marple conquista la scena e il cuore del lettore, così come in ogni romanzo di cui è elemento chiave,  i numerosi personaggi riempiono le pagine e si ha proprio la percezione di partecipare alla vicenda! Anche qui, i lettori più attenti potranno cogliere dei riferimenti ad un’altra opera della scrittrice, C’è un cadavere in biblioteca.

“Dal verone la tela s’involò,

Lo specchio s’incrinò da parte a parte:

Il fato ha già deciso la mia sorte

Di Shalott la Signora singhiozzò”

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